NESTLÉ:
COLPEVOLI DALLA COLOMBIA ALL’EUROPA
Nestlé (e non solo) criminale? Niente di nuovo...
Giovedì 1 dicembre 2005
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Data l’attualità delle vicende che vedono coinvolta la
Nestlé ed altre compagnie in Italia, abbiamo scelto di pubblicare
interamente la dichiarazione conclusiva dell’udienza pubblica
che ha sanzionato l’operato della Nestlé in Colombia per
le violazioni che continua a commettere da più di 20 anni, che
vanno dalla responsabilità indiretta negli omicidi di leader
sindacali da parte dei paramilitari, al totale disprezzo dei diritti
sindacali e del lavoro, all’inquinamento di fiumi con le scorie
degli scarti di lavorazione, all’avvelenamento di bambini con
latte in povere scaduto.
UDIENZA PUBBLICA LA POLITICA DELLA NESTLÉ
IN COLOMBIA
DICHIARAZIONE FINALE
La Nestlé rifiuta il dalogo
Sabato 29 ottobre 2005 ha avuto luogo a Berna un’udienza
pubblica sulla Nestlé in Colombia. Questa attività è
stata organizzata da Multiwatch, un’organizzazione costituita il
14 marzo 2005 da ONG, organizzazioni sindacali, organizzazioni di cooperazione,
partiti politici, gruppi legati alla chiesa e movimenti antiglobalizzazione.
In questa occasione i rappresentanti del Sindacato dell’Industria
Alimentare di Colombia - SINALTRAINAL - hanno denunciato di
fronte ad un consiglio di cinque personalità costituite come un
tribunale di opinione, quattro situazioni particolarmente significative
accadute nelle fabbriche della Nestlé in Colombia. Alla fine di
questa udienza, il consiglio citato ha adottato la seguente dichiarazione.
L’udienza si è sviluppata dalle 9:00 alle
18:00. I membri del Consiglio erano Carlo Sommaruga, Rudolf Schaller,
Carola Meier-Seethaler, Dom Tomas Balduino ed Anne-Catherine Menétrey-Savary.
La situazione politica e sociale in Colombia è stata presentata
da Miguel Puerto. L’avvocato dell’accusa colombiano è
stato Alejandro Garcia Salzedo, avvocato del sindacato SINALTRAINAL, che
si è appoggiato alle testimonianze di Carlos Olaya Rodriguez, Alfonso
Baron Sanchez, Onofre Esquivel Luna ed Osvaldo Silva Ditta.
Il Tribunale Permanente dei Popoli era presente come
osservatore, rappresentato da Francesco Martone, Antoni Pigrau e Gianni
Tognoni.
Il consiglio desidera sottolineare l’eccellente
preparazione della sessione e la qualità dei testimoni. I dossier
presentati sono stati preparati in maniera molto rigorosa. Composti da
centinaia di pagine contengono una quantità impressionante di documenti
e prove. Il consiglio riconosce soprattutto la qualità degli interventi,
così come il coraggio degli esperti e dei testimoni venuti dalla
Colombia, posto che non ignora che questi lavoratori sono esposti a minacce
contro la loro vita e che assumono dei rischi a testimoniare pubblicamente.
L’impresa Nestlé è stata invita partecipare
a questa udienza, però ha declinato l’invito, cosa che il
consiglio lamenta. Tuttavia la multinazionale ha fatto pervenire un succinto
documento con l’obiettivo di rifiutare anticipatamente le accuse
che sarebbero state formulate contro di lei. A partire dalla lettura di
queste poche pagine il consiglio ha potuto constatare che, addirittura
prima di conoscere il contenuto dell’udienza e la composizione del
consiglio, la Nestlé espressa scetticismo e manifesta un certo
disprezzo rispetto alla suddetta udienza accusando i partecipanti di parzialità
e di muovere accuse “isteriche”. Deploriamo questa assenza
all’apertura del dialogo. Facciamo notare che senza dubbio le affermazioni
apportate dalla Nestlé per la propria difesa, sino state tenute
in conto dai membri del consiglio e che questi si sono riferiti ad esse
per fare domande agli esperti ed a testimoni. Le risposte ricevute sono
andate generalmente molto più in là delle giustificazioni
sommarie dell’impresa e ci sono parse molto più convincenti.
IL consiglio non può far altro che deplorare questo
rifiuto alla discussione delle denunce dei lavoratori della Nestlé
Colombia, dato che considera che la multinazionale svizzera debba assumere
la propria responsabilità per qualsiasi suo impianto nel mondo.
Nel corso della sessione i testimoni ascoltati hanno rivelato che in Colombia
ci sono altre imprese che agiscono in maniera criticabile tanto quanto
la Nestlé. Però abbiamo solamente considerato il caso Nestlé
perché siamo in Svizzera e perché sentiamo particolarmente
la preoccupazione per una politica d’impresa che non rispetta gli
impegni presi in questo paese e sul piano internazionale. Siamo scandalizzati
dal fatto che la Nestlé sia firmataria del Global Impact e che,
a quanto pare, rispetti tanto poco i principi contenuti in questo stesso
documento. Così il consilglio considera inaccettabile che la Nestlé
eluda la propria responsabilità come se i problemi delle sue attività
in Colombia affettino solo questo paese.
Presentazione della situazione e del posizionamento della Nestlé
in Colombia
Per prima cosa l’udienza ha posto in rilievo la
situazione estremamente difficile che regna in Colombia. In questo paese,
dove si sono venti morti al giorno per questioni politiche, i lavoratori
e particolarmente i sindacalisti, sono esposti a minacce costanti, oltre
al fatto che sono stati assassinati 4.000 sindacalisti dal 1987, migliaia
di desaparecidos, 1.700 casi di violazione dei diritti umani dei sindacalisti
dall’arrivo al potere del presidente Alvaro Uribe Velez nel 2002
e che il 60% della popolazione sta vivendo in condizioni di povertà.
Allo stesso tempo si sottolinea che le garanzie giuridiche per la protezione
dei diritti dei lavoratori sono inesistenti. I gruppi paramilitari sono
numerosi in prossimità delle grande imprese multinazionali e la
violenza è onnipresente con un clima di minacce, scontri e paura.
In questo contesto i sindacati sono presentati come organizzazioni vicine
alla guerriglia, che nel linguaggio ufficiale si assimila al terrorismo,
soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno posto in essere il Plan Colombia
a colpi di milioni di dollari. Senza dubbio i testimoni affermano chiaramente
che il sindacato non apporta nessun aiuto alla guerriglia e tantomeno
riceve aiuti da essa. È importante sottolineare anche che i movimenti
sociali continuano ad essere molto attivi e che la resistenza si manifesta
con determinazione e coraggio.
Presente in Colombia da 60 anni, la Nestlé non
ha fatto altro che estendere il proprio impero raggiungendo una situazione
di quasi monopolio. Tra il 1947 ed il 1979 ha comprato 13 fabbriche, chiudendone
9 delle stesse. La sua politica d’impresa ha avuto una grande evoluzione
negli ultimi anni passando da essere una ditta orientata alla produzione
locale ad essere una multinazionale che importa ed esporta in funzione
unicamente del proprio beneficio, disconoscendo le necessità del
paese. In questo modo favorisce l’arricchimento dei grandi latifondisti
dai quali ottiene il latte, a detrimento dei piccoli contadini produttori,
spesso sfollati dalle loro terre. La sua politica di impiego è
caratterizzata attualmente dalla volontà esplicita di disfarsi
dell’organizzazione sindacale, nonostante 40 anni di lotta sindacale
abbiano permesso di migliorare considerevolmente la situazione dei lavoratori.
La Nestlé pratica una politica di ristrutturazione mirata alla
riduzione dei costi mentre il fatturato delle sue imprese non smette di
aumentare.
Ciò che caratterizza e spiega la posizione dominan
della Nestlé, è la sua capacità di approfittare della
situazione politica estremamente turbolenta nel paese. Attualmente lo
Stato colombiano pare porsi totalmente al servizio dell’economia
in genere e della Nestlé in particolare. Sono stati apportati numerosi
esempi, relativi a distinti ambiti, in cui Nestlé ha sostanzialmente
ricevuto benefici di carattere fiscale e sovvenzioni. Oltre a tutto questo,
la creazione di una rete efficace di personalità vicine all’impresa
nell’amministrazione dei ministeri, inclusi i tribunali, le assicura
una grande libertà d’azione ed un’impunità quasi
totale. La Nestlé ha superato le turbolenze del paese approfittando
di esse grazie ad una coincidenza di interessi che pare vicina alla complicità.
I lavoratori sono quelli che pagano questa situazione e specialmente l’assenza
di una giustizia imparziale.
Primo caso: gli omicidi ed i desaparecidos
I testimoni hanno presentato 10 casi di lavoratori assassinati da presunti
paramilitari tra il 1986 ed il 2005, generalmente leader sindacali. Questi
assassinii avvenivano generalmente in periodi i tensione e di conflitto
nelle imprese della Nestlé, in fase di revisione dei contratti
collettivi di lavoro ed in alcuni casi nelle vigilie di scioperi. Se non
viene affermata la responsabilità diretta della Nestlé,
bisogna comunque evidenziare che i metodi di intimidazione e ricatto utilizzati
costituiscono una responsabilità indiretta della compagnia. La
Nestlé giustifica il proprio rifiuto ad aumentare il prezzo pagato
agli allevatori per il latte con il pretesto dell’incremento dei
salari rivendicato dai lavoratori, minacciandoli allo stesso tempo con
la possibile delocalizzazione dei suoi centri di produzione. Così
i sindacati sono stati identificati come nemici dei latifondisti produttori
del latte, i cui vincoli con i paramilitari sono stati provati.
Nonostante la Nestlé si dichiari preoccupata per
queste violenze, non ha reagito con tutta l’energia che ci si sarebbe
aspettata con il pretesto che la violenza non si dirige solo contro i
lavoratori, ma anche contro i quadri direttivi e non solo nei loro stabilimenti.
Considerando che è un problema che lei non può risolvere,
non ha fatto niente né per far condannare i colpevoli, né
tanto meno per proteggere i suoi impiegati, nonostante disponga di un
gran potere nel seno dello Stato colombiano. Secondo il documento che
c è stato consegnato, l’impresa ha fatto le condoglianze
alle famiglie pero senza concedere nessun indennizzo economico.
Il Consiglio ritiene che in questo caso la Nestlé
non ha fatto il suo dovere, per omissione o dimissione, e che la sua responsabilità
indiretta deriva dal fatto che la sua politica di ricatto e pressione
costante sui lavoratori è suscettibile di generare violenza.
Secondo caso: licenziamenti e politica antisindacale
All’inizio del 2002 doveva essere rinnovato il contratto collettivo
di lavoro nello stabilimento di Cicolac, però i negoziati con i
rappresentanti dei lavoratori non giunsero a buon esito, perché
la Nestlé voleva smantellare le conquiste in relazione alle condizioni
salariali ed all’assistenza medica. Quando votarono a favore di
uno sciopero, le minacce di morte ai leader sindacali furono tanto forti
che decisero di modificare la loro decisione annullandola. Dopo diverse
peripezie concernenti uno sciopero, 9 rappresentanti sindacali furono
licenziati. Nel primo semestre del 2003, un tribunale di arbitrato ha
dato ragione alla Nestlé sulla base di una decisione presa in assenza
dei rappresentanti dei lavoratori. In questo senso, il diritto non è
stato rispettato, né le leggi del paese, né le convenzioni
internazionali, specialmente le convenzioni 87 e 98 dell’Organizzazione
Mondiale del Lavoro. Senza dubbio i lavoratori licenziati non solo hanno
perso il lavoro, ma anche il loro status sindacale, dato che in Colombia
non si può appartenere ad un sindacato se non si conta su di un
contratto di lavoro fisso. Questa manovra è servita chiaramente
per decapitare il sindacato con il proposito di sbarazzarsi definitivamente
di lui.
Nel secondo semestre del 2003, per le stesse ragioni,
Nestlé ha convocato l’insieme dei suoi impiegati in riunioni
isolate con alcuni rappresentanti della direzione generale dell’impresa
per proporre loro la rinuncia volontaria ai loro posti di lavori in cambio
di un indennizzo finanziario. Questi lavoratori sono stati praticamente
sequestrati in alcuni hotel perché accettassero. È così
che 175 operai hanno perso il loro impiego. Uno solo rifiutò di
firmare il contratto e oggi si trova relegato in un ufficio isolato senza
una funzione di lavoro determinata. Al posto di questi impiegati regolari,
la Nestlé ha contrattato lavoratori a tempo determinato pagati
la metà della tariffa normale, senza protezione sociale e senza
alcun diritto sindacale.
Questa politica d’impiego è totalmente contraria
al diritto. È particolarmente shockante il fatto che la Nestlé
si comporti in questo modo quando si vanta di essere un’impresa
esemplare. È risaputo che la sua direzione in Svizzera investe
molto denaro sull’immagine dell’impresa con un oneroso sforzo
di marketing. Nel documento che ci ha inviato, la Nestlé pretende
rispettare le libertà sindacali e lavorare per aumentare i benefici
economici e sociali della Colombia, grazie a prodotti fabbricati per il
90% nel paese. Le testimonianze che abbiamo ascoltato non ci danno nessuna
ragione per credere a tutto ciò. Certamente questa politica di
deregolamentazione dell’impiego, di precarizzazione, è in
vigore anche in Svizzera e in tutti i luoghi dove prosegue la globalizzazione
economica. Senza dubbio le sue conseguenze sono particolarmente gravi
in paesi come la Colombia, dove chi perde il proprio impiego rischia di
cadere in miseria o venire arruolato nella violenza dei paramilitari o
della guerriglia.
Terzo e quarto caso: prodotti scaduti e contaminazioni
Tra il settembre ed il dicembre 2002, in varie occasioni, sono stati scoperti
magazzini di latte scaduto che la Nestlé aveva importato dall’Uruguay
e dall’Argentina e che si preparava a reimpacchettare, dopo aver
cambiato le etichette che indicavano la data di scadenza. Nestlé
ha dovuto ammettere che il latte era effettivamente scaduto ed inappropriato
per il consumo e nel suo documento la Nestlé argomenta che si tratta
di un errore di etichettatura. Nel momento in cui questo errore si è
ripetuto 4 volte nel corso di pochi mesi, è difficile concludere
che questa sia una semplice coincidenza! I testimoni e gli esperti affermano
che già in altre occasioni la Nestlé non ha rispettato i
suoi standard di qualità e sicurezza nei prodotti, mettendo in
pericolo la salute dei consumatori. Ricordano anche che dei bambini sono
morti nel 1979 intossicati da latte in polvere contaminato.
Furono degli operai a scoprire questi fatti e ad avvertire
la direzione dell’impresa. Constatando che questa non voleva ascoltare
niente, inoltrarono una denuncia alle autorità che fecero sequestrare
il materiale. Sfortunatamente gli impiegati subirono delle rappresaglie
ed a tutt’oggi sono bersaglio di minacce.
Sempre dal capitolo che riguarda le contaminazioni e
le intossicazioni, gli esperti denunciano gravi contaminazioni delle acque
residuali rilasciate nei fiumi dopo la pulizia delle caldaie con prodotti
tossici. Queste contaminazioni hanno avuto un impatto disastroso sulla
fauna acquatica, ma anche sulle riserve idriche sotterranee e pongono
in pericolo la salute della popolazione. Secondo i testimoni accade pure
che la Nestlé riversi acque ad alta temperatura nei fiumi provocando
così gravi danni. Il consiglio non riesce a comprendere come un’impresa
alimentare che vuole essere imbattibile in quanto a qualità e sicurezza,
possa essere sorpresa a contaminare le acque e ad alterare il latte! Probabilmente
la Nestlé immagina che queste negligenze siano meno dannose in
un paese come la Colombia, quando in Svizzera, questi stessi fatti provocherebbero
uno scandalo! Però è probabile che si sbagli, posto che
in questo caso, pare che i poteri pubblici ed il parlamento colombiano
finalmente abbiano reagito, come se ci fosse un limite oltre il quale,
lo Stato non vuole più chiudere gli occhi di fronte alle azioni
delle grandi imprese.
Conclusioni
Al termine dell’udienza, impressionato per ciò che ha udito
e per la serietà e credibilità delle prove apportate, il
consiglio:
Non può far altro che condannare le pratiche
della Nestlé in Colombia. Stima che non sono accettabili da parte
di una multinazionale che gode di una buona reputazione e delle fiducia
che i suoi clienti le danno. La Nestlé ha sorpassato ogni limite
di tolleranza sia per le sue omissioni per garantire la qualità
dei suoi prodotti o la protezione dell’ambiente, sia per la sua
politica di smantellamento delle condizioni di lavoro e per la sua ostilità
implacabile contro i sindacalisti, o ancora per i suoi metodi aggressivi
in termini di politica economica.
Stima che si debbano prendere delle misure in Svizzera
ed a livello internazionale, per obbligare la Nestlé a rispettare
i diritti umani previsti dalle convenzioni internazionali e dalla Costituzione
politica di Colombia, se sia il caso attraverso tribunali ordinari.
Raccomanda che sia inoltrata un’azione presso l’Organizzazione
Mondiale del Lavoro.
Si appella alle organizzazioni internazionali di giuristi,
alle chiese, alle organizzazioni sindacali ed alle ONG perché denuncino
le azioni della Nestlé e delle altre multinazionali che violano
i diritti umani ed espongono i suoi impiegati alla violenza ed alla miseria.
Desidera allo stesso modo che le autorità svizzere
conoscano questo dossier perché convochino la Nestlé al
fine di riorientare la sua politica in Colombia e perché esercitino
di maniera coerente la condizionalità delle relazioni economiche
estere svizzere in funzione del rispetto dei diritti umani, particolarmente
con il governo colombiano.
Siamo preoccupati in modo particolare dal fatto che i
sindacalisti venuti a prestare testimonianza a Berna, vengano minacciati
nei loro diritti e nelle loro vite al loro ritorno alle proprie case.
Constatiamo da ultimo che i problemi esposti in Colombia toccano ugualmente
i cittadini svizzeri, che hanno sofferto le conseguenze della globalizzazione
e la precarizzazione delle condizioni di lavoro. Se tuttavia in Svizzera
le conseguenze sono generalmente meno acute, il caso presentato in questa
udienza, deve invitare la società civile ad impegnarsi in maniera
più solidaria per la difesa dei diritti dei lavoratori in tutto
il pianeta.
Berna, 30 ottobre 2005
Anne-Catherine Menétrey-Savary, Carlo Sommaruga, Dom Tomas Balduino,
Carola Meier-Seethaler, Rudolf Scahller
Traduzione Ass. Ya Basta!
L’ASSOCIAZIONE YA BASTA! INVITA, MARTEDÌ 6 DICEMBRE DALLE
19:00 AL TEATRO POLIVALENTE OCCUPATO TPO IN VIALE LENIN 3 A BOLOGNA PER
LA PRESENTAZIONE IN ANTEPRIMA ITALIANA DEL VIDEO SULLA CAMPAGNA MONDIALE
DI BOICOTTAGGIO ALLA NESTLÉ REALIZZATO DAL SINDACATO COLOMBIANO
SINALTRAINAL NEL CORSO DELLA RASSEGNA THE COLORS OF MOLTITUDE
Il sito del Sindacato Colombiano dei Lavoratori dell’Industria
Alimentare SINALTRAINAL |